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RIFRESSIONE IMMORALE SUR CULISEO

    St'arcate rotte c'oggi li pittori
Viengheno a ddiseggnà cco li pennelli,
Tra ll'arberetti, le crosce, li fiori,
Le farfalle e li canti de l'uscelli,
    A ttempo de l'antichi imperatori
Ereno un fiteatro, indove quelli
Curreveno a vvedé li gradiatori
Sfracassasse le coste e li scervelli.
    Cqua llòro se pijjaveno piascere
De sentì ll'urli de tanti cristiani
Carpestati e sbranati da le fiere.
    Allora tante stragge e ttanto lutto,
E adesso tanta pasce! Oh avventi umani!
Cos'è sto monno! Come cammia tutto!

                           4 settembre 1835

Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

Il Sonetto letto dall'attore M.Mosetti

Dai versi in romanesco alla prosa in italiano

RIFLESSIONE MORALE SUL COLOSSEO

Quest'arcate rotte che oggi i pittori vengono a disegnare con i pennelli, tra gli alberelli, le croci, i fiori, le farfalle e i canti degli uccelli, al tempo degli antichi imperatori erano un anfiteatro, dove quelli correvano a vedere i gladiatori fracassarsi le costole e i cervelli. Qua loro si prendevano piacere di sentire le urla di tanti cristiani calpestati e sbranati dalle fiere. Allora tante stragi e tanto lutto, e adesso tanta pace! Oh eventi umani! Cos'è questo mondo! Come cambia tutto!