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LA SSEDIA DE TORDINONE

    Ierassera cuer bon pezzo de fica
De la reggina, doppo avé ccantata
Una canzona tutta smerlettata,
Se bbuttò a ssede pe la gran fatica.
    Ma nnun te crede che cascassi mica
Sur una ssedia nova, cammerata:
De cazzi! era la ssedia inargentata
C'arippresenta una ssediona antica.
    Era l'istessa ssedia in carne e in ossa,
C'avemo visto da tant'anni addietro
Cor cusscino obbrigato in zeta rossa.
    Bbuggiaralla, per dio, si è antica assai!
Me pare er Catredone de San Pietro,
Che nnun ze roppe e nnun ze tarla mai!

           Roma, 20 gennaio 1833

Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

Dai versi in romanesco alla prosa in italiano

LA SEDIA DI TOR DI NONA

Ieri sera quel bel pezzo di fica della regina, dopo avere cantato una canzone tutta elaborata, si buttò a sedere per la grande fatica. Ma non ti credere che cadesse su una sedia nuova, camerata: 'sti cazzi! era la sedia argentata che rappresenta una grande sedia antica. Era la stessa sedia in carne e ossa, che abbiamo visto da tanti anni in passato con il cuscino d'obbligo in seta rossa. Fottila, per dio, se è molto antica! Mi pare il Cattedrone di San Pietro, che non si rompo e non si tarla mai!

Lungotevere Tor di Nona

Per saperne di più

La regina citata dovrebbe essere Anna Bolena dell'opera omonima di Donizetti che trionfava in quei giorni in quel teatro.
Questo teatro fu edificato nel luogo dove sorgeva una torre delle Mura Aureliane, chiamata Torre dell'Annona. Inaugurato nel 1671, fu destinato principalmente al melodramma. Distrutto per ordine di Innocenzo XII nel 1697, fu ricostruito e riaperto nel 1733. Riaperto sei anni dopo un incendio avvenuto nel 1781, prese il nome di “Teatro Apollo” ma il popolo continuava a chiamarlo Tordinona. Restaurato nel 1831, poi demolito nel 1889 quando furono costruiti gli argini del Tevere.  Al suo posto, a ricordo, è stata messa una fontana che, dietro la vasca-sarcofago, presenta simbologie teatrali: mascheroni grotteschi, una lira e corone d'alloro.
La cattedra di Pietro è inserita in una grande custodia di bronzo dorato, sorretta dalle colossali statue dei santi dottori della Chiesa, progettata da Gian Lorenzo Bernini e messa in opera dal fratello Luigi tra il 1656 e il 1666.

Citato anche nel Sonetto LI TEATRI DE ROMA.