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ER MONNO MURATORE

    "Pe vvéde cosa sc'è ssopr'a le stelle
Che sse pò ffà?" disceveno le ggente.
Fesce uno: "E cche cce vò? nnun ce vò ggnente:
Frabbicamo la torre de Bbabbelle.
    Sù, ppuzzolana, carcia, mattonelle...
Io capo-mastro: tu soprintennente...
Lavoramo, fijjoli, alegramente!..."
E Ddio 'ntanto rideva a ccrepa-pelle.
    Già ssò ar par de la crosce de San Pietro,
Cuanno, ch'edè?! jje s'imbrojja er filello,
E invesce d'annà avanti vanno addietro.
    Ggnisuno ppiù ccapiva l'itajjano;
E mmentr'uno disceva: "Cqua er crivello."
L'antro je dava un zecchio d'acqua in mano.

           Roma, 17 febbraio 1833

Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

Dai versi in romanesco alla prosa in italiano

IL MONDO MORATORE

“Per vedere cose c'è sopra le stelle che si può fare?” dicevano le genti. Fece uno: “E che ci vuole? Non ci vuole niente: fabbrichiamo la torre di Babele, su, pozzolana, calce, mattonelle... io capo-mastro: tu sopraintendente... lavoriamo, figlioli, allegramente!...” e Dio intanto rideva a crepapelle. Già sono al pari della croce di San Pietro, quando, che è? Gli s'imbroglia la lingua, e invece d'andare avanti vanno indietro. Nessuno più capiva l'italiano; e mentr'uno diceva: “Qua il setaccio.” L'altro gli dava un secchio d'acqua in mano.

Per saperne di più

Il popolo romano riteneva che la basilica di San Pietro non potesse essere superata in grandezzada alcun altro edificio.
Analogamente la croce posta sopra il cupolone viene qui considerata come il punto massimo raggiungibile dalla torre di Babele.