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PERZONA CHE LO PO' SSAPE'

    Nò, ccom'è vver'Iddio nun te canzono.
In ne l'usscì ddar Zegretar-de-Stato
Oggi a ddu' ingresi j'ha ddetto un prelato:
"S'accerti che le mmaschere sci suono."
    Sia ringrazziat'Iddio, sia ringrazziato!
Tutte st'antre funzione io te le dono.
Io, pe mmé, nun c'è ar monno antro de bbono
Che ggirà ppe le strade ammascherato.
    Perché er Papa nun fa cch'er carnovale
Sii da San Stèfino ar ventotto ggiuggno
E da San Pietro poi fin'a Nnatale?
    Averìa da capì Ssu' Santità
C'a Rroma co la mmaschera sur gruggno
Ar meno se pò ddì la verità.

               17 gennaio 1838

Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

Il Sonetto letto dall'attore M.Mosetti

Dai versi in romanesco alla prosa in italiano

PERSONA CHE LO PUÒ SAPERE

No, com'è ver'Iddio non ti prendo in giro. Nell'uscire dal Segretario di Stato oggi a due inglesi gli ha detto il prelato: “S'accerti che le maschere ci sono.” Sia ringraziat'Iddio, sia ringraziato! Tutte quest'altre attività io te le dono. Io, per me, non c'è al mondo altro di buono che girare per le strade mascherato. Perché il Papa non fa ch'il carnevale sia da San Stefano al ventotto giugno e da San Pietro poi fin'a Natale? Avrebbe da capire Sua Santità ch'a Roma con la maschera sul grugno almeno si può dire la verità.

Per saperne di più

Le maschere romane di Cassandrino, Rugantino, Pasquino e tante statue “parlanti” erano, per il popolo, anche il mezzo per poter dire quanto non  poteva essere espresso  apertamente, pena l'arresto, durante l'oppressivo governo papale. Le sarcastiche maschere romane, che fattesi burattini avevano qualche possibilità di sfuggire alla censura grazie all'improvvisazione, giravano per Roma grazie al casotto che Gaetano Santangelo, detto Ghetanaccio, si portava sulle spalle spostandosi di luogo in luogo, finendo spesso, comunque, in prigione per avere attaccato il Papa ed il suo governo. Il burattino Cassandrino, che il Teoli metteva in scena al Teatro Fiano in Piazza di S. Lorenzo in Lucina, con le sue sparate politiche a base di satira mordente ai danni del Papa e dei suoi ministri costava il carcere tre o quattro volte l'anno.
Il Pulcinella romano, caratterizzato dalla gobba dal copricapo particolare e dal pancione, ha regnato sia nei teatri comici sia nei casotti dei burattini sia nel mitico carnevale romano che, prevedendo otto giornate all'insegna del più totale permissivismo e licenziosità, fungeva da valvola di scarico per tutta quella massa di gente che doveva soffrire ed essere sottomessa tutto l'anno.
La trasgressione concessa alla gente comune una volta l'anno giustifica quella che il Potere si concede senza limiti di tempo.
La maschera del Pasquino, protagonista della satira scenica, diede il nome al torso di pietra, recuperato nel 1501 dal cardinale Carafa e posto all'angolo di palazzo Orsini, che divenne una delle statue “parlanti” (con Marforio, il Babuino, Donna Lucrezia, l'Abate Luigi e il Facchino) presso cui venivano lasciate le espressioni di critica e di protesta di carattere prevalentemente politico e anticlericale. Nel Settecento, sotto il pontificato di Benedetto XIII, per le “pasquinate” era prevista “la pena di morte, la confisca dei beni e l'infamia del nome”. Durante il Conclave che elesse Pio VIII, la statua era sorvegliata da sentinelle.
(Verdone, Newton Compton, 1995; SugarCo, 1980 – vedi Bibliografia nella Homepage)