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CAMPO VACCINO. III nei Sonetti del Belli

  A cquer tempo che Ttito imperatore,
Co ppremissione che jje diede Iddio,
Mové la guerra ar popolo ggiudio
Pe ggastigallo che ammazzò er Ziggnore;
    Lui ridunò la robba de valore,
Discenno: "Cazzo, quer ch'è dd'oro, è mmio":
E li scribba che ffaveno pio pio,
Te li fesce snerbà ddar correttore.
    E poi scrivette a Rroma a un omo dotto,
Cusì e ccusì che ffrabbicassi un arco
Co li cudrini der gioco dell'otto.
    Si cee passònno li Ggiudii! Sammarco!
Ma adesso, prima de passacce sotto,
Se farìano ferrà ddar maniscarco.

                   10 settembre 1830

Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti

Dai versi in romanesco alla prosa in italiano

CAMPO VACCINO. III

A quel tempo che Tito imperatore, con il permesso che gli diede Iddio, mosse guerra al popolo giudeo per castigarlo dato che ammazzò il Signore; lui radunò gli oggetti di valore, dicendo: “Cazzo, quello che è d'oro, è mio”: e gli scriba che facevano i pulcini spauriti, te li fece frustare dal correttore. E poi scrisse a Roma ad un uomo dotto, preciso preciso che fabbricasse un arco con i soldi provenienti dal gioco del lotto. Se ci passarono i Giudei! Perbacco! Ma ora, prima di passarci sotto, si farebbero ferrare dal maniscalco.